La Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha recentemente emesso una sentenza (Cass., 3115/2024) avente ad oggetto un ricorso che contestava la legittimità costituzionale dell’articolo 612 comma 3 del codice penale italiano, che regola la procedibilità d’ufficio per il reato di minaccia aggravata. Il ricorso è stato presentato in seguito alla condanna dell’imputato per minaccia grave, commessa mentre era sottoposto a una misura alternativa alla detenzione, e per il possesso di un coltello (condanna confermata dalla Corte d’appello di Genova). Il ricorrente sosteneva che la procedibilità d’ufficio fosse sproporzionata rispetto alla reale gravità del reato.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che il legislatore ha un ampio margine di discrezionalità nella regolamentazione degli istituti processuali, pur nel rispetto del principio di ragionevolezza. Ha sottolineato che la valutazione della gravità della minaccia dipende da vari fattori, tra cui il tenore delle espressioni verbali, il contesto in cui sono pronunciate e la verosimiglianza della lesione del bene giuridico minacciato. Il giudice di merito deve tener conto di questi elementi per determinare se la minaccia ha generato effettivamente timore nella vittima.

La Corte ha anche precisato che il giudizio sulla gravità della minaccia spetta principalmente al giudice di merito, il quale deve fare una valutazione attenta e ponderata, che può essere verificata sotto il profilo della logica e della completezza della motivazione. Ha concluso che, in considerazione della pericolosità della condotta, evidenziata dall’uso di un’arma durante l’applicazione di una misura alternativa alla detenzione, la procedibilità d’ufficio per il reato di minaccia aggravata è pienamente giustificata.

In sostanza, la Corte ha ritenuto che, nonostante le critiche difensive riguardo alla presunta ridotta gravità del reato, la procedibilità d’ufficio fosse adeguata, considerando la potenziale pericolosità della condotta e il timore che può generare nella vittima.

Avv. Andrea Severini