In esito alla condanna a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa per truffa e sostituzione di persona, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione poichè lo stesso, nel corso del secondo grado di giudizio, aveva chiesto la sostituzione della pena detentiva con una pena pecuniaria sostitutiva, ma il giudice d’appello rigettava la richiesta senza addurre motivazioni. La Cassazione, con sentenza n. 45428/2024) ha accolto il ricorso, annullando la sentenza di appello con rinvio, per la mancanza di motivazione riguardo alla sostituzione della pena.

Inoltre, la sentenza fornisce chiarimenti sulla recente riforma delle pene sostitutive, introdotta dal D.lgs. 150/2022 (Riforma Cartabia). Secondo la norma transitoria applicabile ai procedimenti pendenti al momento dell’entrata in vigore della riforma, il giudice di appello avrebbe dovuto esaminare la possibilità di applicare una pena sostitutiva. La Corte ha sottolineato che la richiesta di sostituzione della pena detentiva con una pecuniaria può essere fatta anche senza procura speciale, a differenza di altre pene sostitutive, per le quali è necessaria una richiesta esplicita dell’imputato o di un suo difensore.

La riforma, già in vigore al momento della data di emissione della sentenza di secondo grado, ha semplificato ulteriormente il procedimento, dando al giudice la possibilità di decidere la sostituzione della pena direttamente al momento della condanna, senza la necessità di una udienza separata, se ne sussistono i presupposti. La pena pecuniaria sostitutiva, in particolare, non richiede il consenso esplicito dell’imputato, se la condanna riguarda una pena detentiva inferiore a un anno.

Avv. Andrea Severini

Accademia Jus Lab